16.12.2004 Il verde fiume che ha messo d'accordo la maggioranza della popolazione del Montenegro, puo dichiararsi salvo. Il parlamento del Montenegro ha finalmente approvato la Dichiarazione sulla difesa del Tara proposta dalle ONG locali Rafting sul Tara Il parlamento montenegrino il 14 dicembre ha approvato la Dichiarazione per la difesa del fiume Tara proposta dal gruppo di organizzazioni non governative nel mese di agosto e sottoscritta da oltre 10.000 persone.
Con la dichiarazione si impedisce pertanto la realizzazione di costruzioni che danneggerebbero il canyon del fiume Tara, considerato dall'UNESCO patrimonio mondiale.
La dichiarazione e stata votata dalla maggioranza dei deputati di opposizione, dal partito di governo SDP e dai partiti albanesi. Contrari i parlamentari del partito guida di governo DPS. Assenti il DSS, NS e il Partito liberale perché boicottano il lavoro del parlamento.
Se da un lato il maggior partito di governo a malincuore ha accettato la sconfitta in parlamento, grazie anche ai voti dell'alleato SDP, l'opposizione ha festeggiato una vittoria importante, intesa come il giorno piu importante della nuova storia del parlamentarismo montenegrino.
Va notato, infatti, che la Dichiarazione ha rappresentato una forte coesione di organismi spesso in contrasto tra loro: la Chiesa ortodossa serba e quella montenegrina, l'Accademia delle scienze e della arti del Montenegro e l'Accademia di Duklja, oltre alla coesione della maggioranza dei partiti di opposizione.
Come scrive questa mattina (16 dicembre) il quotidiano belgradese “Danas”, “ L'adozione della dichiarazione sulla difesa del fiume Tara e la prima grande vittoria del settore non governativo sul territorio dell'attuale Unione statale. E, probabilmente, uno dei rari motivi di raggiungimento di una posizione unanime tra i versanti divisi del Montenegro ”. Tuttavia - aggiunge il quotidiano di Belgrado - mentre in Montenegro attorno a questa questione si sono uniti molti “verdi”, la Serbia ha taciuto, come se il Tara fosse su un altro pianeta.
A nome dei sostenitori della Dichiarazione, il presidente della ONG Most” di Zabljak, Siniša Stevoviæ ha dichiarato al quotidiano montenegrino “Vijesti” che l'adozione della dichiarazione per la difesa del fiume Tara rappresenta “ una grande vittoria della coscienza ecologista, una vittoria del Tara e dei cittadini del Montenegro ”.
Il passo successivo, secondo Siniša Stevoviæ potrebbe essere la preparazione di un referendum. “ Il primo round e finito, ma se si pensa che cio potrebbe essere necessario, ci sara un referendum, e di sicuro non ci sara un terzo round ”, ha concluso Stevoviæ.
20.08.2004 Da Kotor, scrive Luka Zanon
Decine di ONG locali a partire dal 19 agosto si sono attivate per la sottoscrizione di una petizione in difesa del fiume Tara. Uno dei luoghi piu belli dell'intera regione e minacciato dal progetto di una centrale elettrica. Raccolta di firme
Il Tara e in pericolo. Il bel fiume che da origine al canyon piu profondo e piu bello di tutto il Montenegro rischia di essere sopraffatto da un enorme progetto di ingegneria civile. La prevista costruzione della centrale idroelettrica di Buk-Bijela sul fiume Drina - un accordo tra la Republika Srpska e il Montenegro con l'impegno economico e tecnico della londinese EFT - causerebbe la copertura di un lungo tratto del canyon piu noto di tutta quanta la regione.
Da tempo i giornali e le organizzazioni non governative locali ne parlano. La scorsa settimana il settimanale "Monitor" usava toni pessimistici per parlare di questa questione. Secondo i giornalisti del settimanale montenegrino, che da tempo dedica parecchio spazio a questa vicenda, il silenzio dei politici locali testimonierebbe che la decisione e gia stata presa: il Tara finira sott'acqua, grazie alla costruzione della diga necessaria alla idrocentrale.
In una mappa pubblicata dal settimanale citato si vede bene quale sara il tratto di fiume che verra sommerso. Dalla localita di Brstanovica fino a Scepan Polje, per circa 4 chilometri, il canyon verrebbe riempito d'acqua. Si tratta di un tratto di fiume piuttosto noto ai turisti, per via del rafting, sport divenuto molto popolare negli ultimi anni. Il Tara e una vera attrazione, una fonte di ricchezza per il turismo locale, e non solo. Gli ecologisti si richiamano all'UNESCO e al programma che in suo nome ha previsto la protezione del fiume e dell'ambiente che lo circonda. Dal 1980, infatti, l'ambiente attorno al fiume e stato dichiarato dall'organizzazione internazionale, patrimonio mondiale da difendere all'interno del programma "L'uomo e la biosfera".
Nonostante il pessimismo espresso da "Monitor", occorre tenere presente che i necessari studi ecologici, senza dei quali il progetto non puo prendere inizio, non sono ancora stati avviati. Inoltre la Republika Srpska necessita di un accordo a livello statale, ossia della Bosnia-Erzegovina, per poter iniziare i lavori.
Che la difesa dell'ambiente e del Tara sia una cosa sentita, lo testimonia il comportamento civile di buona parte della popolazione montenegrina. Il 19 agosto e inziata in tutto il paese una campagna di raccolta firme per la sottoscrizione di una petizione in difesa del fiume e dell'ambiente che lo circonda. Sono le ONG locali e i cittadini ad essersi mossi per primi in difesa del Tara. Sotto lo slogan "Necu baru. Hocu Taru!" (Non voglio uno stagno, voglio il Tara!), l'ONG "Most" di Zabljak, comune nei pressi del parco nazionale di Durmitor, proprio sopra il grande canyon del Tara, ha organizzato la petizione, coinvolgendo almeno una quindicina di ONG locali.
Parliamo con due donne di mezza eta che siedono al banchetto organizzato dalla ONG "Anima" di Kotor. Sedute all'ingresso della citta vecchia, raccolgono firme a piu non posso. Hanno appeso un cartellone giallo con lo slogan in bella evidenza. Sono parecchi i passanti che si fermano e appongono la loro firma. C'e persino una lista per gli stranieri. Nome e cognome, nazionalita, numero di passaporto e firma. La gente attorno al banchetto commenta l'ingiustizia di quanto sta accadendo.
Una delle due donne della ONG "Anima" spiega che sono necessarie almeno 6.000 firme per poter far arrivare la petizione all'ordine del giorno in Parlamento. " Per il momento sosteniamo l'azione della ONG 'Most', poi vediamo come agire. Non siamo soli, ci sono tante ONG impegnate in questa azione. In ogni citta c'e qualcuno impegnato in questo progetto di difesa del fiume ", spiega la donna mentre distribuisce i volantini con il testo della dichiarazione in difesa del Tara (vedi sotto).
L'azione finisce sui media locali. Il quotidiano "Vijesti", nell'edizione del 19 agosto, pubblica il coupon per sottoscrivere la dichiarazione sulla difesa del fiume Tara. La radio ne parla e intervista alcuni cittadini di Podgorica, la capitale del Montenegro.
E' difficile trovare qualcuno che sia contrario a questa azione di salvataggio del Tara. Inoltre, grazie anche ai media locali, nei giorni scorsi l'opinione pubblica e stata informata del fatto che il Montenegro partecipera solo a poco piu di un quarto della quantita complessiva di energia che verrebbe prodotta dalla idrocentrale di Buk Bijela, e che tale energia verra acquistata dal Montenegro ai prezzi di mercato. Inoltre la richiesta di maggior energia elettrica dovrebbe soddisfare l'esigenza dell'Azienda di alluminio, la KAP, in perenne fase di privatizzazione e da tempo al centro di forti polemiche riguardanti le probabili speculazioni che ne seguirebbero.
Consapevoli di tutto cio, i cittadini del Montenegro e di altre nazionalita, come abbiamo visto dal numero si firme sulla lista dedicata ai cittadini di altri paesi, sperano di poter salvare una delle bellezze del cosiddetto "Stato ecologico", affinché la Nera Montagna (Crna Gora) non rappresenti piuttosto un punto nero nella difesa dell'ambiente e dell'ecologia locale.
Testo della dichiarazione
Noi, cittadini del Montenegro, consigliamo al Parlamento della Repubblica l'adozione: DELLA DICHIARAZIONE SULLA DIFESA DEL FIUME TARA
1 Lo sviluppo del Montenegro deve essere condotto in modo ecologico.
2 La costruzione della centrale Buk-Bijela, come gli eventuali altri progetti lungo l'intero corso del fiume Tara rappresenterebbero un fattore di disturbo, non solo nella parte di canyon per cui e prevista la copertura, ma per tutta la regione che si sviluppa in prossimita del canyon.
3 Le fonti di energia elettrica che non dannegiano l'equilibrio naturale, con una drastica diminuzione del debito commerciale, rappresentano la soluzione per il futuro.
Che il Parlamento del Montenegro, tenendo presente i suddetti principi, rifiuti qualsiasi iniziativa sul canyon del Tara. Come cittadini, siamo coscienti del fatto che il Tara e il nostro futuro e la cosa per la quale siamo riconosciuti. Qualsiasi tentativo di modificare il Tara richiede la libera epsressione di tutti i cittadini del Montenegro e l'unica decisione regolare sul destino del fiume sarebbe mediante un referendum, tanto oggi, quanto in futuro.
Facciamo appello al Governo della Repubblica del Montenegro, al Governo della Bosnia Erzegovina, al Governo della Republika Srpska e all'Alto Rappresentante per la BiH affinché facciano quanto in loro facolta per impedire la devastazione del fiume Tara.
Sono state avviate le procedure per la costruzione di una centrale idroelettrica a Buk-Bjiela e la conseguente inondazione del canyon del fiume Tara. Il governo del Montenegro, senza aver promosso alcun dibattito tra gli esperti in materia, e dopo negoziazioni in sordina, ha sottoscritto l'accordo sulla costruzione congiunta della centrale idroelettrica con la Republika Srpska. La centrale sara costruita in un altro stato, appunto la Bosnia Erzegovina, ma le acque del fiume Tara e Piva inonderanno il territorio montenegrino.
Le negoziazioni sulla costruzione della centrale idroelettrica sono state avviate da anni ma, a partire dal 1998, si sono intensificate. Il climax della vicenda lo si raggiunge nell'aprile scorso quando in Republika Srpska e stata convocata una gara d'appalto alla quale sono state recapitate tre proposte per la costruzione della centrale. Solo tra sei mesi si sapra chi avra vinto il contratto.
Ma perché Milo Djukanovic si e lanciato in un'avventura che suscita le forti critiche sia degli esperti che degli innamorati del fiume Tara?
Questi gli argomenti che fornisce il governo: il progetto Buk-Bijela e il piu grosso investimento che si progetta nella regione, con un costo stimato di 300 milioni di euro; la costruzione durera almeno cinque anni; vi saranno occupati piu di 3000 operai; ne usciranno rinnovate tutte le infrastrutture del nord-ovest del Montenegro … e, questione ritenuta cruciale, la centrale avra una produzione di 450 megawatt/ora, della quale un terzo andra al Montenegro e contribuira a diminuire l'attuale deficit energetico che lo caratterizza.
I vantaggi, sottolineano i responsabili governativi, sono incommensurabilmente superiori agli aspetti negativi.
Una concessione di trent'anni per il costruttore
E' il concessionario, quello cioe che otterra l'affare, che avra i maggiori profitti dall'operazione. La gara d'appalto prevede infatti in cambio della costruzione una concessione trentennale, che potra essere ridotta su accordo delle parti a vent'anni. Solo dopo questo periodo la centrale rientrerebbe nelle mani di Montenegro e Republika Srpska (BiH).
“Ma che problema c'e se Buk-Bijela non apparterra al Montenergo per i prossimi trent'anni” si chiede Slobodan Vidmar, uno dei dirigenti della compagnia elettrica montenegrina EPCG, un fervente difensore del progetto.
In effetti in cosa consiste il problema?
Quest'ultimo consiste nel fatto che il governo da falsi argomenti quando sostiene che il Montenegro otterra dell'elettricita. Non sara cosi. Spetta infatti al concessionario, se vuole, non ne e obbligato, vendere l'elettricita al Montenegro, naturalmente ai prezzi di mercato.
Il problema consiste nel fatto che qualcuno ha osato pensare di sommergere il canyon nella Tara, ha osato offrire ad un concessionario il piu bel canyon europeo, per ottenere (forse) tra mezzo secolo dell'energia … I rappresentanti montenegrini sostengono che il progetto Buk-Bjiela era “nei programmi della Banca Mondiale” fin dal 1998. E' esatto. Dopo aver rinunciato a questo progetto negli anni '70 il governo montenegrino ha provato a riproporlo alla Bosnia Erzegovina negli anni '80. Ma in quegli anni nessuno aveva avuto l'idea di cedere lo sfruttamento della centrale ad un concessionario privato.
Oramai Montenegro e Bosnia Erzegovina hanno perso il sostegno della Banca Mondiale. Se il progetto fosse stato realizzato alla fine degli anni '90 le due repubbliche ex jugoslave avrebbero probabilmente potuto usufruire di suoi finanziamenti ed essere gli unici utilizzatori dell'energia creata.
Perché Buk-Bijela?
“Non vi e nessuna necessita di sommergere il canyon del fiume Tara. Vi sono altre soluzioni possibili per produrre energia elettrica” ha dichiarato alla TV del Montenegro il professore Dusan Dragovic, da sempre contro la costruzione di Buk-Bijela. E nessuno lo ha ancora smentito. Al contrario. Le questioni sollevate sono: perché proprio Buk-Bijela e non invece il completamento della centrale di Pljevlja o una centrale elettrica sulla Moraca?
Il problema e che il governo montenegrino sta negoziando con l'entita bosniaca della Republika Srpska. I rappresentanti del governo centrale a Sarajevo hanno in piu occasioni protestato per le azioni unilaterali sulla questione intraprese dalla Republika Srpska e dalla compagnia elettrica Elektroprivreda. In questo modo il Montenegro si e incuneato in una situazione bosniaca molto complessa.
Strani legami con la societa britannica EFT
Ma allora perche il Montenegro si e immischiato in questa questione?
Nel caso in cui la societa britannica EFT, che ha partecipato alla gara d'appalto, ottenesse quest'ultimo la risposta e semplice. Il governo montenegrino sacrifica il fiume Tara affinché, nei prossimi decenni, EFT possa mantenere il suo monopolio sul mercato dell'energia elettrica montenegrina.
La compagnia con sede a Londra e il principale fornitore di energia elettrica nei Balcani ed il principale importatore per il Montenegro. I rappresentanti governativi a Podgorica hanno numerosi ed oscuri legami con la EFT.
A partire dal 1998, quanto il progetto Buk-Bjiela e stato rilanciato, il consulente sull'energia del Primo ministro montnegrino, allora Filip Vujanovic, era Vocina La zarevic, attuale comproprietario di EFT. Secondo alcune informazioni la compagnia EFT, oltre alla costruzione della centrale idroelettrica, ha espresso il proprio interesse nell'acquisto del Combinat dell'alluminio di Podgorica.
“Abbiamo il monopolio e lo conserveremo”, ha dichiarato Vuk Hamovic, altro comproprietario di EFT. Le autorita montenegrine sembrano intenzionate a fare tutto quanto e in loro potere perché sia effettivamente cosi.